Casa in affitto, le spese dell’inquilino e del proprietario

Il primo passo da fare è vedere quanto riportato nel contratto di locazione. Le due parti, infatti, possono aver raggiunto un particolare accordo e specificato il tutto all’interno del contratto di locazione al momento della stipula. Diversamente, di norma, viene inserito quanto previsto dalla legge. E in questo caso si fa riferimento agli articoli 1576 e 1609 del Codice Civile.

L’articolo 1576 del Codice Civile afferma, in modo generico, che spettano al conduttore le spese di piccola manutenzione, mentre competono al locatore le spese per le riparazioni necessarie, che permettono all’immobile di servire all’uso per cui è locato, generalmente quelle di straordinaria manutenzione.

Nel dettaglio, l’articolo 1576 del Codice Civile “Mantenimento della cosa in buono stato locativo” recita: “Il locatore deve eseguire, durante la locazione, tutte le riparazioni necessarie [1583], eccettuate quelle di piccola manutenzione che sono a carico del conduttore [1609, 1621, 2153, 2764]. Se si tratta di cose mobili, le spese di conservazione e di ordinaria manutenzione sono, salvo patto contrario, a carico del conduttore [1609, 1621, 2153, 2764]”.

L’articolo 1609 del Codice Civile fa specifica menzione degli interventi di piccola manutenzione a carico dell’inquilino. Sono a carico dell’inquilino le riparazioni che sono conseguenza dell’uso, ma non quelle dipendenti da vetustà o da caso fortuito, non avendovi dato causa col fatto proprio o con quello dei suoi dipendenti. Tali riparazioni faranno carico al locatore salvo patto contrario e salvo l’esistenza di un uso locale che le ponga invece a carico dell’inquilino.

Nel dettaglio, l’articolo 1609 del Codice Civile “Piccole riparazioni a carico dell’inquilino” recita: “Le riparazioni di piccola manutenzione, che a norma dell’articolo 1576 devono essere eseguite dall’inquilino a sue spese, sono quelle dipendenti da deterioramenti prodotti dall’uso, e non quelle dipendenti da vetustà o da caso fortuito [1590, 1807]. Le suddette riparazioni, in mancanza di patto, sono determinate dagli usi locali”.

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Spese condominiali inquilino e proprietario, come devono essere suddivise

La suddivisione delle spese condominiali tra inquilino e proprietario è argomento di grande interesse. Spesso non è chiaro chi debba pagare cosa.

“Sono sul punto di procedere alla stipula di un contratto relativo ad un’unità immobiliare ad uso abitazione. Il mio quesito è questo: la quota di spese condominiali che vengono addebitate mensilmente è a carico al 100% del conduttore o in parte deve essere divisa con i proprietari?”.

Ecco la risposta: “In linea di principio le spese per gli oneri di conduzione del condominio, definibili come di natura ordinaria, in sostanza le spese che l’amministratore addebita ai condomini periodicamente (di solito su base mensile) correlate all’acquisto di servizi – quali fornitura energia elettrica per illuminazione parti comuni, pulizia scale, eventuale manutenzione aree verdi – e di beni, quali combustibile per il riscaldamento, sono poste ad esclusivo carico del conduttore, mentre quelle a carattere straordinario sono a carico del proprietario, salvo diversa pattuizione contrattuale. Al fine di definire quelle che, appunto, sono mere pattuizioni contrattuali tra proprietario dell’immobile e conduttore, esistono varie tabelle utilizzabili per la ripartizione delle spese condominiali. Tali tabelle sono approvate dalle rispettive organizzazioni sindacali di categoria (proprietari e inquilini) e tutte forniscono indicazioni basate in accordo con la normativa (di derivazione soprattutto codicistica) vigente. Deve, tuttavia, essere sottolineato il fatto che, trattandosi di documenti di prassi che, nonostante siano state concordate tra parti rappresentative di interessi diffusi, tuttavia non rappresentano, né potrebbero rappresentare, atti vincolanti tra le parti contrattuali, a meno che non siano state recepite dai regolamenti condominiali ed esplicitamente richiamate nei singoli contratti di locazione”.

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Ritardo nel pagamento del canone di locazione di una casa, cosa succede?

Il ritardo nel pagamento del canone di locazione è un fatto molto temuto dal proprietario della casa data in affitto.

Nel caso in cui si realizzi tale ipotesi, quali sono le possibili conseguenze?

Se il conduttore fosse in ritardo nel pagamento del canone di locazione, il locatore può procedere con lo sfratto. In particolare, quando si parla di ritardo nel pagamento del canone di locazione per un immobile ad uso abitativo, in base all’articolo 5 della legge n. 392/1978 il conduttore ha tempo fino a venti giorni per poter adempiere al proprio obbligo, decorsi i quali il locatore può adire il tribunale per ottenere lo sfratto.

La legge però consente all’inquilino moroso di adempiere anche successivamente ai venti giorni previsti nonostante il proprietario gli abbia notificato l’intimazione di sfratto.

Se il conduttore paga al proprietario i canoni arretrati, oltre agli interessi e a tutte le spese legali sostenute, ha diritto di rimanere in casa e di paralizzare lo sfratto. Si tratta di una possibilità che può essere messa in campo al massimo entro la prima udienza, ove al conduttore, su richiesta, è addirittura concedibile un ulteriore termine di novanta giorni.

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